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La civiltà romena è
civiltà del legno, della sua bontà e della sua
forza, della religiosa e solida mitezza di utensili familiari,
delle panche e delle tavole che conservano nella casa il ricordo
dei grandi boschi nei quali, anticamente, la popolazione autoctona
cercava sicuro rifugio dinanzi all’invasore di turno.
Claudio Magris, Danubio (1984)
Se l’Italia ha dato al mondo la civiltà del
marmo e della pietra, il Maramures ha dato al mondo la civiltà
del legno.
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Da Bucarest con il treno, per raggiungere Vatra
Dornei, cambiamo a Pacani, una piccola città moldava, in
realtà villaggio fatto città dall’industrializzazione.
Nella piazza c’è un po’ di verde pubblico, il
mercato, la stazione, alcune palazzine prefabbricate e questo è
tutto. Sono le cinque del mattino. Pendolari arrivano con un treno
e invadono come formiche il corso principale. Inizia la giornata
a Pascani.
Da Vatra Dornei il pullman per Borsa è
solo alle due e mezza. Incerti cerchiamo con l’autostop. Pochi
minuti di attesa e un signore, di professione esportatore di funghi
in Italia, ci porta fino a Iacobeni, anzi allunga e ci porta fino
all’intersezione con la statale per Borsa. Qui, ancora dopo
un’attesa sorprendente per quanto breve, la famiglia Rudeanu
di Iasi, marito, moglie e Raluca di otto anni, ci carica a fatica,
per il poco spazio libero lasciato dai loro bagagli, con i nostri
zaini. Vanno proprio a Borsa. Si conversa, sono incuriositi dalla
nostra coppia, un italo-romeno e una ceca, in viaggio verso il Maramures.
Sulla strada per Borsa ci fermiamo attratti
dal cartello “Museo delle radici”. Il Museo delle radici
è una stanza di una casa tipica di questa zona, casa fatta
in legno. Sono esposte molte radici di albero lavorate, intarsiate,
dipinte e raffiguranti cose, animali, persone. Chiedo alla padrona
di casa, la signora Grec, di farmi vedere la sua stanza, dove dorme
e mangia, dove si nasce e dove si muore - dove vive, me la mostra
senza esitazioni. Mi colpisce, appare come le molte stanze viste
al Museo del villaggio di Bucarest.
La
signora poi ci guida nella sua gospodarie, la parola romena che indica
il complesso di una casa rurale. C’è una lavatrice naturale,
con acqua di ruscello, in pratica una conca di legno filtrante su
cui cade l’acqua corrente, si buttano dentro i panni: senza
sapone e in poco tempo escono puliti. Un mulino che genera corrente
elettrica. Per assicurare a questi due ‘elettrodomestici’
l’acqua regolarmente è stato costruito un laghetto artificiale
una decina di metri più a monte.Il ‘museo’ è
senza tariffa di ingresso fissa. Lasciamo un contributo, la signora
poi ci chiede una foto insieme, ci dà l’indirizzo chiedendoci
di spedirle una copia, quindi ci indica un sentieroper poter andare
a raccogliere more e fragoline. Saliamo godendo il panorama della
valle, gustando le more e l’acqua fresca di sorgente.
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segue
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