Maramures
 
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    Maramures 1998
 
  La civiltà romena è civiltà del legno, della sua bontà e della sua forza, della religiosa e solida mitezza di utensili familiari, delle panche e delle tavole che conservano nella casa il ricordo dei grandi boschi nei quali, anticamente, la popolazione autoctona cercava sicuro rifugio dinanzi all’invasore di turno.
Claudio Magris, Danubio (1984)


Se l’Italia ha dato al mondo la civiltà del marmo e della pietra, il Maramures ha dato al mondo la civiltà del legno.

Da Bucarest con il treno, per raggiungere Vatra Dornei, cambiamo a Pacani, una piccola città moldava, in realtà villaggio fatto città dall’industrializzazione. Nella piazza c’è un po’ di verde pubblico, il mercato, la stazione, alcune palazzine prefabbricate e questo è tutto. Sono le cinque del mattino. Pendolari arrivano con un treno e invadono come formiche il corso principale. Inizia la giornata a Pascani.

Da Vatra Dornei il pullman per Borsa è solo alle due e mezza. Incerti cerchiamo con l’autostop. Pochi minuti di attesa e un signore, di professione esportatore di funghi in Italia, ci porta fino a Iacobeni, anzi allunga e ci porta fino all’intersezione con la statale per Borsa. Qui, ancora dopo un’attesa sorprendente per quanto breve, la famiglia Rudeanu di Iasi, marito, moglie e Raluca di otto anni, ci carica a fatica, per il poco spazio libero lasciato dai loro bagagli, con i nostri zaini. Vanno proprio a Borsa. Si conversa, sono incuriositi dalla nostra coppia, un italo-romeno e una ceca, in viaggio verso il Maramures.

Sulla strada per Borsa ci fermiamo attratti dal cartello “Museo delle radici”. Il Museo delle radici è una stanza di una casa tipica di questa zona, casa fatta in legno. Sono esposte molte radici di albero lavorate, intarsiate, dipinte e raffiguranti cose, animali, persone. Chiedo alla padrona di casa, la signora Grec, di farmi vedere la sua stanza, dove dorme e mangia, dove si nasce e dove si muore - dove vive, me la mostra senza esitazioni. Mi colpisce, appare come le molte stanze viste al Museo del villaggio di Bucarest.

La signora poi ci guida nella sua gospodarie, la parola romena che indica il complesso di una casa rurale. C’è una lavatrice naturale, con acqua di ruscello, in pratica una conca di legno filtrante su cui cade l’acqua corrente, si buttano dentro i panni: senza sapone e in poco tempo escono puliti. Un mulino che genera corrente elettrica. Per assicurare a questi due ‘elettrodomestici’ l’acqua regolarmente è stato costruito un laghetto artificiale una decina di metri più a monte.Il ‘museo’ è senza tariffa di ingresso fissa. Lasciamo un contributo, la signora poi ci chiede una foto insieme, ci dà l’indirizzo chiedendoci di spedirle una copia, quindi ci indica un sentieroper poter andare a raccogliere more e fragoline. Saliamo godendo il panorama della valle, gustando le more e l’acqua fresca di sorgente.

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