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Tag: ambiente

La giornata della Terra

La giornata della Terra

Quel puntino è la nostra Terra vista dalla sonda Cassini, appena passata da Saturno.
Oggi 22 aprile è la sua giornata. Vedendo questa immagine è forse ancora più chiaro che frasi come “salviamo il pianeta” non hanno molto senso.
Il pianeta è lì da 5 miliardi di anni, e altri 5 miliardi di anni di vita gli si prospettano in futuro.
La vita sulla Terra è presente da miliardi di anni e probabilmente continuerà per altri miliardi di anni. Vita che è sopravvissuta a 5 estinzioni di massa e che sopravviverà ad altre che verranno.
Ma non è neanche l’umanità a dover essere salvata. Siamo ormai oltre 7 miliardi, se anche arrivasse un nuovo virus devastante, per rimanere in un tema di attualità, la probabilità ci dice che fra 7 miliardi, per il caso, molti saranno naturalmente immuni, e potranno continuare la specie. Possiamo anche devastare il pianeta o fare una guerra termonucleare globale, ma comunque in un modo o nell’altro la vita, che probabilmente include la nostra specie, continuerà, magari con altre modalità.
Quello che dobbiamo “salvare” è il nostro benessere, le grandi conquiste ottenute dalle democrazie liberali: un’aspettativa di vita che supera gli 80 anni, la libertà, la pace, la felicità, la cultura.
Rispettare l’ambiente, vivere in armonia con la nostra Terra, non vuol dire garantirci un futuro, ma un futuro almeno uguale al presente se non migliore. Ma significa anche estendere questo benessere a chi non l’ha ancora raggiunto, consentendogli il diritto e la possibilità di poterlo raggiungere.
Perché le risorse sono scarse per definizione.
Da un punto di vista sistemico, riscaldamento globale e inquinamento non si notano neanche da Saturno. Ci sono state glaciazioni e surriscaldamenti peggiori, e quando esplodevano i vulcani altro che PM10…
Ma nel microcosmo delle nostre esistenze questi cambiamenti possono essere devastanti.
Dobbiamo essere tutti ambientalisti per puro egoismo.

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La crisi COVID-19 e la Milano che sarà

La crisi COVID-19 e la Milano che sarà

In meno di un mese la pandemia di COVID-19 ha cambiato il mondo e ci sta costringendo ad affrontare, nel complesso, forse la crisi più difficile dal 1945.
La nostra dinamica città, quella che aveva reagito orgogliosamente con #milanononsiferma, si è presto resa conto di aver sbagliato piombando in un silenzio irreale, aspettando, paralizzata e con ansia, che quell’orgoglio non si fosse tramutato in contagi e poi decessi. In questa soleggiata primavera, in cui la quiete è interrotta solo dalle angoscianti sirene delle autoambulanze, chiusi in casa noi dobbiamo iniziare a guardare al futuro. Cominciando dal presente, da quello che stiamo vivendo ora.

I MEZZI PUBBLICI
Siamo realisti: la prima cosa a cui dobbiamo pensare è che l’uso dei mezzi pubblici subirà un grosso contraccolpo per questa pandemia. Perché? Perché quando lentamente torneremo ad uscire di casa nei prossimi mesi, il virus sarà ancora una minaccia fino quando non verrà trovato un vaccino o una cura. E’ comprensibile che i luoghi affollati ci faranno paura. Molti saranno ancora vietati o con regole molto stringenti. E uno di questi luoghi sono i mezzi pubblici. In questi giorni come Genitori Antismog abbiamo criticato ATM, come prima avevamo fatto con Trenord, per la riduzione delle corse che portava ad aumentare l’affollamento, e citavamo l’esempio del metrò di Copenaghen che invece aveva incrementato le corse per garantire un maggior distanziamento fisico fra le persone.
Leggiamo invece che ATM sta predisponendo un piano per il “dopo” [1] che consiste nel contingentare gli accessi in modo da evitare l’affollamento. Ma contingentare non basta: dobbiamo metterci nell’idea che ATM e Trenord dovranno aumentare la frequenza delle corse anche a fronte di un calo di passeggeri, proprio per evitare che i passeggeri siano costretti a contatti ravvicinati. E questo vorrà dire un aumento dei costi di esercizio, e sappiamo bene cosa voglia dire, avendo noi difeso la revisione tariffaria di ATM del 2019: la Regione e lo Stato dovranno ripristinare i trasferimenti a sostegno del trasporto pubblico che hanno tagliato negli anni [2].

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