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Tag: conflitti etnici

Caucaso 2005

Caucaso 2005

Un viaggio ideato e organizzato da Pina… e io al traino.

Azerbaigian

Atterriamo a Baku da dove partiamo. Tre giorni intensi, incluso un tentativo di concussione da parte di alcuni poliziotti nella metropolitana di Baku…


Mappa del viaggio in Azerbaigian

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Luna di miele 2003

Luna di miele 2003

Pina e io ci siamo sposati il primo giorno d’estate del 2003, il 21 giugno. Da prima stavamo programmando il viaggio di nozze. I miei amici per il matrimonio mi hanno regalato una Vespa PX 150 rossa e con lei abbiamo pensato di fare una luna di miele che non avremmo dimenticato facilmente… Così è nato questo viaggio on the road, lungo tutta la Turchia con un passaggio in Siria. E ancora oggi posso dire che è stato il…

… il più bel viaggio della mia vita.

Siamo arrivati a Ceșme con il traghetto da Ancona il 29 luglio 2003. Sempre da Ceșme saremmo dovuti ripartire un mese dopo, il 28 agosto, dopo aver percorso 8.000 km sulla nostra Vespa. Ogni giorno facevamo 300-400 km, e dormivamo una notte per ogni posto.

L’itinerario, compiuto in senso antiorario: 8 000 km in un mese.

Questo viaggio in Asia Minore, ci ha fatto scoprire le culle della civiltà, raccolte intorno all’Egeo e fra il Tigri e l’Eufrate. Abbiamo incontrato le civiltà passate nei siti archeologici e nei bellissimi musei di Ankara e Damasco, nonché le popolazioni che sono seguite su quei territori.

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Sarajevo 1998

Sarajevo 1998

Il treno è di quelli come non ci sono quasi più. Stavolta ho preso un posto cuccetta, e così posso usufruire del conduttore di carrozza che mi dà lenzuola pulite e una coperta. Riesco anche a dormire. Alla frontiera questa volta, forse per il fatto che sono un passeggero di lusso, non fanno problemi, e il poliziotto serbo mi augura anche buon viaggio.

Arrivo a Belgrado alle nove e venti, con un’ora canonica di ritardo per il treno trans-balcanico (come l’anno scorso, come anche quest’anno poi al ritorno). Omer mi aspetta sul marciapiede di una stazione che per dimensione in Italia hanno solo le piccole città. Omer mi aspetta con la sua solita freddezza, neppure scaldata dal fatto che da molto non ci vediamo, e che ora ci incontriamo entrambi lontani da casa.

Compriamo i biglietti per l’autobus fino a Pale. Aspettiamo il nostro pullman parlando ad alta voce in italiano, sicuri del fatto che nessuno ci possa capire. “Ragazzi, siete italiani?” uno ci capisce. È Nicola, un ragazzo di Bari, con la ragazza a Timisoara, che è venuto a Belgrado per trovare degli amici. Qui ha vissuto un anno, ha fatto la sua tesi su uno scrittore serbo poco conosciuto, di cui ho naturalmente già dimenticato il nome. Ora lavora in un programma di aiuto nel quadro delle Nazioni Unite in un paese vicino a Saraievo, dove è anche lui diretto.

Il viaggio in autobus comincia. Io e Omer abbiamo molte cose da raccontarci, e la gente del pullman è forse un po’ stupita nel vedere due ragazzi stranieri diretti a Pale. Una ragazza dietro mi chiede, in italiano, se parlo inglese, le dico di sì. Per ora finisce lì il nostro dialogo.

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